Trastevere canara

Credo che Trastevere sia il rione più canaro di Roma, non perchè ci siano più cani, ma perchè li si ama (o li si è amati) di più.

Basta salire al Gianicolo e fare caso ad una statua che spesso passa inosservata; un po’ perchè è posata in mezzo ai busti dei patrioti del Risorgimento, un po’ perchè si hanno gli occhi ancora pieni della bellezza del Fontanone e si va quasi di fretta verso la statua equestre di Garibaldi ed al suo affaccio su Roma.
Ma facendo qualche passo in mezzo a quel triangolo d’erba ci si ritrova davanti la statua di un ragazzino con il suo cane: Righetto e Sgrullarella, eroi a modo loro del Risorgimento.
Durante la breve Repubblica Romana il Papa si rifugia a Gaeta mentre i francesi arrivano in suo aiuto ed attaccano la città difesa da Giuseppe Garibaldi che al Gianicolo aveva il suo quartier generale.
I francesi avanzano e Roma sta per soccombere; una gragnuola di bombe francesi cade incessantemente sulla città. I romani aiutano come possono, anche le donne ed i  bambini che corrono verso le bombe e con uno straccio bagnato cercando di spengerne le micce prima che esplodano. Inoltre il Ministero della Guerra della Repubblica dà una piccola ricompensa in denaro a chi porta loro le bombe inesplose, sia perchè non hanno fatto morti sia perchè possono essere riutilizzate contro il nemico.
Tra questi romani ci sono anche Righetto, un orfano trasteverino di 12 anni, garzone di fornaio e la sua inseparabile cagnetta, Sgrullarella che il 26 giugno cercando di spengere la miccia di una bomba caduta sulla spiaggia della Renella, vicino Ponte Sisto, proprio sotto il Gianicolo, perdono la vita.
Non riescono a spengere la miccia con lo straccio bagnato, la bomba esplode; Sgrullarella muore sul colpo, Righetto poco dopo.

E da questa storia in poi, si inizia a vedere il Gianicolo con altri occhi.

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Riscendendo poi verso il cuore di Trastevere ed entrando nel Caffè Di Marzio in Piazza Santa Maria si possono vedere, sulla destra, delle foto appese al muro ed una poesia incorniciata.
Si passa dal 1849 al 1969 anno in cui muore Carlo, cane trasteverino, fedele compagno del regista Valerio Zurlini che erano di casa proprio lì, al Caffè Di Marzio.
Niente di più naturale, quindi, che gli si faccia un funerale civile in quella piazza.
Niente di più naturale per un quartiere come Trastevere, che i cani proprio li ama. E che gli si dedichi una poesia che lì per lì ho creduto tradotta dal romano all’italiano, finchè non mi hanno fatto notare, con sgomento ed incredulità, che in verità l’originale era in spagnolo, ma io mica l’avevo letta.

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8 risposte a "Trastevere canara"

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