Il cinese – Andrea Cotti

Lui è nato in Italia da genitori cinesi.
Io sono nata in Argentina da genitori italiani.
Lui è cresciuto a Bologna e si è trasferito a Roma.
Io sono cresciuta in Toscana e mi sono trasferita a Roma.
Lui è italiano e cinese.
Io sono italiana e argentina.
Lui si chiama Luca Wu.
Io mi chiamo Susanna Cantucci.
Entrambi ci sentiamo spaccati a metà.

Luca Wu mi è rimasto simpatico subito forse perchè mi ricorda Alex.
O almeno credo che si chiami Alex dato che l’insegna del suo negozio recita, azzurro su bianco, “Alex cosa per la casa”.
Alex ha uno dei due negozi, vicino casa mia, dove si vende di tutto un po’, il meno fornito forse, ma è quello che preferisco.
Alex è un giovane cinese dalla faccia simpatica e dal sorriso contagioso che parla più romano dei trasteverini veri senza farsi mancare i “daje”, i “bbbella” e gli “annamo” di rito, pronunciati senza forzatura alcuna, tanto che se non lo guardi pensi che sia il tuo vicino di casa a parlare.
Perchè Alex avrà pure i tratti orientali ma è nato a Roma ed è inutile girarci attorno, la prima volta non te lo aspetti.
Il suo dialetto romanesco, il suo sorriso ed il suo viso fanno sì che io talvolta entri nel suo negozio anche se non mi serve niente di particolare, entro solo per cercare il superfluo del superfluo e non sempre riesco a trovarlo.
Luca Wu me lo immagino come Alex e devo fare uno sforzo per ricordarmi che Wu però non può avere un accento romano benchè il libro sia ambientato a Roma, ma un accento bolognese: “Un cinese nato a Bologna che a volte arrotonda e trascina le s, e che adesso ci aggiunge pure una lievissima inflessione romana.”
Il libro scorre, i capitoli sono brevi e mentre leggo e mi chiedo se finirà con il piacermi o meno, mi ritrovo innamorata di Luca Wu.
Prima ancora di innamorarmene avevo però già accettato il suo invito a pranzo.

Nel libro vengono citati due rinomati ristoranti romani che avrei voluto provare già da tempo, Wu mi ha convinta ad attraversare la città per provarne uno, l’Osteria Bonelli a Torpignattara.

“Siamo dentro il quartiere. Tor Pignattara. Che per tutti, qui, è solo “Torpigna”. (…)
Prima di tutto, il nome singolare, che viene dal mausoleo di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, costruito su quella che era l’antica via Labicana, adesso la Casilina, usando vari materiali, tra cui scarti di anfore. Le pignatte.
La gente chiama il monumento “Torre delle pignatte”, e da lì il nome che si estende alla zona circostante.
Tra il 1943 e il 1945 a Tor Pignattara si concentra la Resistenza contro l’occupazione tedesca di Roma. E’ un quartiere popolare e combattente.
Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta il quartiere si allarga con l’arrivo dalla Ciociaria dei carpentieri che lavorano a Cinecittà. Costruiscono il sogno della Hollywood sul Tevere, e intanto si costruiscono le loro casette: piccole, ben fatte, ordinate e gradevoli.
Sembra tutto perfetto.
Ma negli anni Settanta compare l’eroina e spazza via un’intera generazione di giovani. Negli anni Ottanta il quartiere è in mano alle bande criminali, soprattutto alla banda della Marranella, che è legata a quella della Magliana.”

Dimenticavo, Luca Wu è un Vicequestore, il libro è un noir e Cotti è così bravo che pure i ringraziamenti finali sono belli.
E poi andate da Bonelli.

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17 risposte a "Il cinese – Andrea Cotti"

  1. Leggendo il tuo post mi hai fatto venire in mente una bella intervista a Camilleri che ho visto di recente. Mi hanno colpito alcune cose che non sapevo. E’ stato maestro di Manzini, uno degli scrittori che ami, quando insegnava regia all’accademia d’arte drammatica. E’ imparentato con Luigi Pirandello ed il racconto del suo incontro è davvero simpatico. Molto legato al padre, al quale promise in punto di morte di scrivere il suo primo romanzo…..se vi capita vedetela.

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      1. Tempo fa ho letto un giallo, Nero Caravaggio, forse te ne ho anche già accennato. Non è un granché, leggibile ma senza batticuore, però è ambientato a Roma, il protagonista ha una libreria e si parla di Caravaggio, che so essere tutti tuoi amori. Infatti leggendolo ho pensato a te 😊

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  2. Combinazione, mi è stato regalato il libro proprio oggi… Sono curioso come una scimmia, dopo il tuo bellissimo post…
    Segno anche il nome dell’Osteria Bonelli, chissà che prima o poi non riesca a mettere le gambe anche sotto quel tavolo dopo averlo fatto con i ristoranti citati da Manzini nei libri di Schiavone.

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