Mettete a sede

Quando sono arrivata a Roma ho faticato ad abituarmi alla pausa caffè di metà mattina al bar.
Il primo lavoro che ho trovato non conta, erano schiavisti e me ne sono andata dopo due settimane.
Nel secondo invece ho avuto problemi perchè proprio non ce la facevo a scendere al bar. L’orario era elastico e si poteva anche lavorare da casa in alcune occasioni, ma una volta entrata andavo al massimo alla macchinetta del caffè; di uscire, fino all’ora di pranzo, non se ne parlava. La parte nordica di me faceva sì che fossi sempre tra i primi ad arrivare, sempre entro le 08.30. I colleghi arrivavano poi a seguire fino alle 09.30, quando il gruppo era completo scendevano al bar, capo compreso.
Scendevano tutti tranne me: “No, grazie, non scendo”, “No no, non vengo”. Il capo era il primo fra tutti a dirmi “Dai Susà scendi con noi”. Nulla non ci riuscivo e credo che molti di loro alla fine mi abbiano odiata per questo.
Poi è arrivato il terzo lavoro ed anche lì i colleghi, ma non tutti, scendevano a metà mattina per far colazione. All’inizio ho fatto resistenza, poi ho ceduto e quando sono scesa ho scoperto con orrore che si sedevano pure al tavolo!
Non si trattava di bere o mangiare qualcosa in piedi, al bancone, no. Ci si sedeva, si prendeva il caffè, si chiacchierava e poi si rientrava. I colleghi erano simpatici, mi facevano ridere ed era piacevole stare con loro così piano piano mi sono sforzata ed ho iniziato a scendere ed a sedermi al bar.
Solo che la mia vera natura alla fine non ce l’ha più fatta e ad un certo punto ho smesso, non sapendo che comunque questa abitudine si fosse un po’ radicata in me.
Due o tre anni dopo, in un giorno feriale qualunque, girovagavo pigramente per il centro di Firenze con un amico. Entriamo in un bar e lui si dirige spedito verso il bancone, io invece mi siedo ad un tavolino. Lui si ferma e si volta verso di me perplesso:
“Ma ti sei seduta??”
“Ehm… sì”
“Sai che a Firenze a metà mattina non ci passa neanche per la testa di sederci a far colazione? Si consuma al bancone e via!”.
“Che fretta abbiamo? Siediti”
Senza rendermene conto mi ero abituata a questo modo di fare.

Per due volte nelle ultime settimane, all’ora di pranzo, ho trovato al Caffè della Feltrinelli una signora poco più grande di me. La prima volta abbiamo ordinato la stessa cosa, un toast ed un centrifugato. Lei lo ha mangiato in piedi al bancone, io mi sono seduta.
Oggi l’ho trovata di nuovo. Sbuffando ha ordinato un panino mentre io, seduta, stavo già mangiando la mia insalata.
In entrambe le occasioni c’erano posti liberi per sedersi e la volta in cui abbiamo ordinato le stesse cose ci abbiamo messo lo stesso tempo per pranzare. Oggi ho teso l’orecchio quando è andata alla cassa a pagare, non sono riuscita a sentirla ma sono quasi certa che non sia romana.

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Pasolini e Accattone sul muro dell’ex mattatoio

(tutte le foto sono personali)

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12 thoughts on “Mettete a sede

  1. D’altronde è una cosa che puoi fare anche d’inverno, all’aperto. E il circondario… ‘Ndo te giri te giri scopri qualcosa.
    Mica come quassù, che ti tocca vivere sotto una bolla di cellophane.

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