La tronfia Santa Maria Maggiore

La conferma che non sono una donna sveglia l’ho avuta quando, in pieno Golden Jubilee e con la città invasa di pellegrini, ho deciso di visitare Santa Maria Maggiore.
Ho fatto la fila sotto il sole per passare il metal detector fra suore, pellegrini e turisti per poi scoprire che c’era il rosario in corso e la basilica non si poteva visitare, un cartello bello grosso e dei cordoni che bloccavano il passaggio lo spiegavano chiaramente.
Considero Santa Maria Maggiore la basilica più tronfia ed insulsa di Roma e non mi andava di tornarci, dopotutto dovevo solo scattare la foto ad una tomba ed andarmene. Indosso la mia migliore faccia da sprovveduta ed a capo chino circumnavigo il cordone e mi avvio lungo la navata laterale.
Un uomo compunto ed in divisa mi placca “C’è il rosario in corso, la Basilica non si può visitare”.
Chiedo a che ora finisce e ribatte che dopo ci sarà la messa ed a seguire ***non mi ricordo cosa diavolo mi ha detto***.
Domando di nuovo, sorridente: “Ed il tutto a che ora termina?”
“Tardi. Meglio che se ne vada e torni un’altra volta”.
Sgrano gli occhi incredula “Diomio quanto siete noiosi e maleducati” e mi dirigo verso il fondo della basilica, ben decisa a non andarmene. Il guardiano mi tiene d’occhio ma io mi siedo fra i fedeli che recitano il rosario, intanto guardo come lui ed il suo collega pattugliano le navate laterali. Mi siedo due file più avanti e mentre il rosario va avanti scatto foto che non potrei fare e vedo che ogni tanto guarda nella mia direzione, ho i capelli rossi ed un vestito coloratissimo, mi si individua facilmente. Cinque, poi dieci minuti scalo altre file, poi altre ancora fino a rimanere quasi nascosta da una colonna.
Il rosario -siano ringraziati tutti gli Dei- finisce e mentre c’è il cambio della guardia ed un prete si alterna all’altro, vado sul lato dell’altare scatto la foto e me ne vado, più veloce che posso.
A mai più rivederci.

“Gian Lorenzo Bernini morì il 28 novembre 1680: aveva ottantadue anni, era malato da molto […]
Arrivato nei pressi della morte, per sè non volle un monumento funebre strabiliante: solo una lapide poggiata su un gradino della basilica di Santa Maria Maggiore. Un sepolcro elementare, spoglio, povero. Per gli altri mise in piedi un circo stupefacente. Per se stesso volle una lastra sobria, puro coperchio dell’aldilà.”

(Nuove isole – Marco Lodoli pagg. 103/104)

 

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Per un attimo ho creduto di essere arrivata a Prato
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zZz zZz zZz (sì, dormiva)

 

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Bernini, l’ho fatto solo per te.
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15 thoughts on “La tronfia Santa Maria Maggiore

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