L’araba fenice a Roma

“Questa volta l’isola si rivela dentro uno scrigno di luce, come una gioia smarrita e ritrovata, come la primavera che ci sorprende ogni volta che arriva. […] Si tratta di raggiungere la chiesa di Santa Prassede, nascosta in una stradina vicino a Santa Maria Maggiore. Santa Prassede fu martirizzata insieme alla sorella Pudenziana, titolare di un’altra chiesa nei paraggi, ed entrambe appaiono più volte nei meravigliosi mosaici policromi che scintillano sui muri. E’ la più importante opera d’arte bizantina presente nella nostra città. […] Vale la pena di portarsi nelle saccocce varie monete per l’illuminazione del Sacello di San Zenone – non a caso chiamato il giardino del Paradiso […] l’araba fenice, dov’è? Mettetevi di fronte all’abside e guardate alla sinistra dell’enorme Cristo, saltate San Pietro che tiene il braccio sulle spalle di Santa Pudenziana e scrutate tra le foglie dell’esile palma, simbolo della vittoria: lì sta appollaiato il nostro uccello, metà creatura sacra, metà pollo da rosticceria, rosolato dal calore delle sue infinite resurrezioni”

(“Isole” di Marco Lodoli – pagg. 18/19)

Non credo di esagerare dicendo che la Basilica di Santa Prassede sia una delle chiese più belle che abbia visto finora a Roma, se non forse la più bella, tanto da riuscire a strapparmi un “Wow” appena entrata.
Il portone principale è chiuso per motivi di sicurezza, dicono, e vi si accede da un’entrata laterale.
Quando arrivo ci sono due uomini sulla porta che parlano tra di loro, uno con i capelli lunghi e l’altro con una vistosa camicia di seta verde smeraldo che dopo un po’ mi si accoda. E’ uno dei guardiani ed inizia a farmi da guida nella chiesa. Parla così velocemente che non capisco quasi niente, ma ogni tanto stringe la mano a pugno e la alza, per dare enfasi a quello che dice. Mi porta in giro per la chiesa ed ogni tanto mi lascia per andare a vendere la cartoline, poi torna e mi chiede “Ti piace questa chiesa?”. “E’ meravigliosa!” rispondo sinceramente.
Quando arrivo al Sacello non ho monete per l’illuminazione, prendo allora delle cartoline per cambiare la banconota, nel frattempo dei turisti accendono le luci ed io faccio capolino, incuriosita. L’uomo dalla camicia verde mi dice “Vai, vai a vedere”, “Ma le cartoline? Devo ancora pagarle”, “Vai tranquilla, non dirlo neanche per scherzo!”.
Per cinque minuti rimango abbagliata dall’oro e dai colori dei mosaici. Devo avere uno sguardo trasognato quando esco, perchè l’uomo dalla camicia verde mi chiede di nuovo “Ti piace questa chiesa?”. “E’ meravigliosa!” rispondo. Pago le cartoline ma me ne regala la metà. Faccio per andarmene ma mi si avvicina e mi dice che devo assolutamente vedere il cortile che ha appositamente aperto per me (nevvero, era aperto anche quando sono arrivata). Mi intrattengo con una signora francese, parliamo dell’annoiato monaco vallombrosano (ordine che custodisce la Basilica dal 1198) e dell’uomo con la camicia verde, poi ci salutiamo e ci avviamo verso l’uscita. Solo che vengo intercettata dall’uomo con la camicia verde che mi chiede “Ti piace questa chiesa?”, “E’ meravigliosa!” rispondo; poi mi porta a leggere un cartello importante che “devo assolutamente fotografare” e degli affreschi, che mi descrive parlando velocemente e con il pungo alzato. E poi “Ti piace questa chiesa?”. Sorrido, “E’ meravigliosa!” rispondo.
Lo saluto ma mi dice, “Vieni, devo darti una cosa”. E’ una brochure sull’imminente Giubileo che si terrà dal 15 ottobre 2017 al 27 maggio 2018. Segnatevi queste date perchè per l’occasione verrà concessa l’indulgenza plenaria.

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Ho aspettato l’apertura della Basilica pranzando al Gatsby Cafè nell’ormai degradato quartiere Esquilino. Ci sono andata di proposito, da quando lessi dell’apertura a fine 2016 sui giornali locali. Un vecchio e storico negozio di cappelli aveva chiuso e dei ragazzi, coraggiosamente, avevano deciso di aprirci un locale mantenendo parte dei vecchi arredi. Al primo piano ci sono ancora esposti dei cappelli che, volendo si possono acquistare.

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