Er Dandi

Il centro commerciale più vicino a casa mia è il mercato di Porta Portese e davvero non esagero se dico che ci trovo tutto, ma davvero tutto quello che mi serve; che sia nuovo, usato o rubato, lì c’è.
E’ così che spesso la domenica mattina scendo a comprare, fiori, sottovasi, impicci da ferramenta, nastri, scarpe di dubbio gusto, bigiotteria, libri, oggetti di design e tutto quello che rientra nel mio portafogli.
Due domeniche fa sono scesa per prendermi una testa di terracotta da dipingere che avevo già adocchiato la settimana precedente. Mentre me la incartano allungo lo sguardo e noto che sull’altro lato hanno anche del materiale elettrico, prese e cavi. Mi serve una prolunga corta, qualcosa come mezzo metro e non riesco a trovarla, mi andrebbe bene anche un metro ma sembra che non esistano e nemmeno loro ce l’hanno. Quando vede la mia faccia delusa e sconsolata il tizio mi dice:
“Vai in una ferramenta e fattela fa’. Tu sbattije un po’ l’occhi e vedrai che a una femmina nun je dicono de no. E se nun t’a fanno loro compra ‘r cavo che t’a faccio io, che se c’avevo era già pronta.”
E’ così che, pochi giorni dopo con il consiglio di saggezza popolare in borsa, vado dal ferramenta vicino casa.
E’ un negozio strano, minuscolo, con roba accatastata fino al soffitto. Lo gestiscono in due, un ragazzo giovane ed un signore più grande, non so se fra loro ci sia un qualche rapporto di parentela, sicuramente li accomuna la loro serietà.
Sono seri nel senso che se non ti conoscono non ti sorridono, non si perdono in chiacchiere e battute ed a Roma, di una cosa del genere, non te ne fai una ragione, inoltre quando vedono entrare una donna sulla faccia gli leggi scritto “Oddio … mò vai a capì che vòle questa”. Ed io ovviamente appartengo a quella categoria di donne, quella che entra in una ferramenta e scopre che esistono oggetti di cui ignorava l’esistenza e che non sa come si chiama quello che le serve. Solo che stavolta voglio una semplice prolunga ma corta, che non hanno. Tre metri sono troppi, ne ho già una così e non voglio grovigli di filo a vista. E no neanche due metri va bene e nemmeno la ciabatta perchè il cavo scende dall’alto.
Voglio che me la facciano, porcamiseria, ma non voglio chiederlo e penso al consiglio che mi hanno dato e che è chiuso in borsa e che non mi va di tirar fuori. Mentre ci penso resto lì impalata finchè sento il signore che allontanandosi dal bancone sbuffa “Senti lui se c’ha voja de fartene una, io non ho pazienza.” Ed indica il ragazzo.

Il ragazzo non lo sa ma nella mia testa è il Dandy.
Il Dandy è giovane, non arriva neanche a 30 anni, ma non indossa mai magliette, jeans o scarpe da ginnastica. No, lui usa solo camicie, abiti e scarpe eleganti di foggia desueta ed il suo stile non ha nulla a che vedere con quello dell’hipster dei locali alla moda. No, lui veste così perchè è il suo modo di essere, ci è nato con quei panni addosso e le prime volte che lo vedevo, passando davanti il negozio, rimanevo un po’ interdetta, poi ho capito che non potrebbe vestire in altra maniera. Le sue camicie sono colorate ed i primi bottoni sono aperti sulla collana d’oro. I pantaloni hanno spesso le pinces, le giacche non sono mai strette e le scarpe eleganti sono spesso a punta. Sembra uscito da un film o che sia arrivato direttamente dagli anni ’90.
Il Dandy porta i capelli impomatati e la riga di lato, è di poche parole ed ancor meno sorrisi e nonostante la sua giovane età, sul lavoro sa il fatto suo.

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Libri a Porta Portese (foto personale)
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Abiti a Porta Portese (foto personale)
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Il Dandy alle prese con la mia prolunga
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48 thoughts on “Er Dandi

                    1. Non temere, a tutti farebbe piacere esser citati in un così simpatico racconto.
                      Se poi ti senti in difficoltà puoi sempre passare alla tua arma invincibile: sbattere un poco le palpebre. 🙂

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  1. Ribuongiorno, due cose.
    Al mercato l’hai visto il tipo che vende gioielli in plexiglass? Quando gli ho detto che erano simili a quelli della Pivano m’ha risposto seccato che lui li faceva già da prima……
    Mi pare che il dandy sia ritratto in foto mentre armeggia con la prolunga, quindi te l’ha fatta?
    Altrimenti scrivo un articolo per insegnare a farle.
    Famme sapè……

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  2. Saranno due secoli che non vado a Porta Portese.
    Ce stanno ancora quelli che vendono i piatti e li lanciano a mazzi da dieci dal camion, senza farli sbreccare o cadere, e quello sotto li prende al volo inscatolandoli allo stesso tempo?

    Tiè, la canzoncina giusta 😉
    portaportese

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  3. Il Dandy…..e pensare che quando ero ragazzetto tutti quelli della “banda della majana” non erano così famosi ed apprezzati come oggi (grazie al film ed alla saga televisiva). Facevano paura, principalmente ai capi banda degli altri quartieri. Quando avevo 4 anni la mia famiglia decise di lasciare San Lorenzo per andare a vivere in periferia. Oggi sarebbe folle pensare ad un simile cambio residenziale ma all’epoca molte famiglie decisero di andare a vivere in periferia, alla ricerca di una casa più grande e comoda. Arrivai così alla Montagnola, quartiere davvero periferico all’ora, quando Roma 70 ed i Granai (per chi conosce la zona) non esistevano. C’era solo una bella campagna da li fino al G.R.A..
    La montagnola è il quartiere dove nato e cresciuto Renato Zero e che come tanti ragazzi ha iniziato ad esibirsi nell’oratorio della parrocchia. Il capo di quella che poteva essere considerata la banda del quartiere era chiamato “er sorcio”, guidava una fantastica Kawasaki 900, poi c’era Oscar, Dodo e tanti altri.
    Vedevo questi ragazzi da lontano perchè ero un ragazzino ma le loro storie riecheggiavano nei i racconti degli adulti. Un anno “er sorcio” entrò durante la messa di Natale (quella di mezzanotte) nella chiesa di Piazza Caduti della Montagnola, per dare dimostrazione di forza e di totale menefreghismo nei confronti della chiesa e delle attività parrocchiali che all’epoca guidavano i destini di molti adolescenti come me. La cosa fece molto scalpore tra gli abitanti del quartiere. Quasi come il successivo delitto del Circeo, una brutta storia di cronaca in cui venne coinvolta una ragazza che abitava nel palazzo di fronte al mio.
    Poi i furti, gli scippi, l’eroina presero a spostarsi sempre più lontani e la zona divenne quello che è oggi, un quartiere normale, non più considerato periferico.
    Così quando sento parlare della banda della majana, quei volti scavati che avrebbero potuto essere certamente parte di un film di Pasolini mi tornano in mente.

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    1. Questo commento è meraviglioso ed è un vero e proprio post a se stante.
      Io rimango sempre affascinata dai racconti di Roma come era, così come quando vedo i dipinti o le foto che la ritraggono in vari periodi storici.
      Io ho scoperto Romanzo criminale per caso, quando ancora non ne parlava nessuno ed eravamo in pochi ad averlo letto, vivevo in Toscana e della Banda della Magliana avevo sentito parlare solo alla TV. Dopo qualche anno ricordo che uscì il film di Placido, tratto dal romanzo di De Cataldo, una delusione completa.
      Sono appassionata di criminalità e sai che non bado molto al grande e piccolo schermo. Ho letto del delitto di Via Poma, di quello dell’Olgiata, del nano di Termini, del canaro della Magliana, di Girolimoni, della sstrage del Circeoe via e via e via. Però la banda della majana ha sempre esercitato un fascino particolare su di me ed ovviamente il ragazzo della ferramenta lo associo al Dandy della serie TV, più che al De Pedis. Detto questo adesso devo assolutamente riuscire ad andare nel Bar di Via Chiabrera

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  4. insomma, ancora un paio di spine, due cacciaviti e una tenaglia, poi… scatta il meccanismo del broccolamento silente, quello in Braille, sto pischello sta a metà tra San Domenico Savio e Pasqualino sette bellezze. De gustibus…!!!

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