Essere Esmeralda

C’è chi in pausa pranzo decide di andare per negozi in via del Corso e chi va a vedersi la Biblioteca nella Sala della Crociera al Collegio Romano.
Il Collegio Romano, istituto scolastico fondato da Ignazio di Loyola, oggi ospita da una parte il famoso Liceo Visconti dall’altra la sede del Ministero dei Beni Culturali, dove c’è la famosa biblioteca.
Il personale di portineria ti guarda con aria scocciata e di sufficienza, lasci un documento, ti danno un minimo di indicazioni e puoi entrare. Prendo le scale, voglio vedere il più possibile di questo palazzo, salgo fino in cima. Scendo di un piano, arrivo alla Biblioteca e mi emoziono. Mi fermo sulla soglia incapace di muovere un passo. Avanzo lentamente e cerco di catturare con lo sguardo più dettagli possibili. C’è una, svaccata, ad un tavolo sulla destra che non mi degna di uno sguardo, non apro bocca, a malapena respiro, non vorrei disturbare. Avanzo lentamente, in silenzio. Sento gracchiare alle mie spalle un buongiorno, rispondo e spiego che sono venuta a vedere la Biblioteca. Contemplo uno ad uno i libri e sento la tizia che gracchia un nome. Chiama il ragazzo che, in cima ad una scala, mette a posto alcuni volumi. Me lo trovo di fianco, gli avrà fatto un cenno con la testa.
Il ragazzo mi prende in custodia e mi descrive la sala, mi porta a vedere una mappa della città risalente a metà del ‘700. Parla poco, ha un difetto di pronuncia, non capisco bene quello che dice e mi tocca chiedergli di ripetere.
Mi dà spiegazioni sommarie, talvolta inesatte e non sa rispondere alle mie domande ed allora capisco che non ha solo un difetto di pronuncia. Però si entusiasma nel vedermi così interessata. Mi dice di continuo “Venga, venga a vedere qui”. La mia gioia ed il mio stupore sono puri, vuole farmi delle foto. Mi dice dove mettermi, cosa fare. Cerco di fare resistenza, gli dico che vengo sempre male in foto, ma lui insiste “Vedrà che saranno bellissime, ho fatto un corso di fotografia”. Allora cedo e lui scatta, scatta, scatta.
Parliamo e contempliamo la sala di lettura, mi volto verso di lui e vedo che mi guarda come se fossi la creatura più bella e preziosa del mondo. Cosa che ovviamente non è, ma probabilmente sono stata l’unica donna da molto tempo a questa parte a trattarlo con gentilezza e da sua pari.
Lo guardo e mi sento Esmeralda, so già come andrà a finire. Mi dispiace pensare a lui come Quasimodo, ma è quello che sembra ed il Collegio Romano la sua cattedrale.
Mi porta davanti ad uno scaffale, mi dice “Scelga un libro”. Ne prendo uno, “Dante e Siena”. “Lo apra” mi esorta. Ci provo ma la copertina è staccata ed il libro rischia di disfarsi tra le mie mani. Glielo faccio notare, “Non si preoccupi -mi risponde- glielo tengo io, lei sfogli pure”.
Poi mi porta dove di solito non si può entrare, lo sapevo, me lo aveva già detto il suo sguardo, ma che non fosse un’area accessibile lo capisco solo alla fine. Attraversiamo una passaggio ricavato sul lato di una libreria, il soffitto diventa più basso, le stanze più piccole, ma i libri sono sempre ammassati in scaffali su scaffali. Avanti fino all’ultima sala dove ci sono le vecchie schede di consultazione, quelle che in altre biblioteche, mi dice, sono state bruciate. Me le mostra, ed io le sfoglio con riverenza. Cammino toccando le coste.
E poi ancora “Venga, le faccio vedere una sorpresa”. E mi porta in una sorta di back office, con lo stemma dei Gesuiti dipinto sul muro, apre una finestrella in alto e con un sorriso radioso mi dice “Guardi! Il cortile interno del Collegio Romano, là c’è il Liceo e lassù un orologio!” Sorrido e guardo, faccio domande a cui non sa rispondere ma mi dice “La vera sorpresa, quella che volevo farle vedere, è quella torre, là c’è un telescopio!”.
Non capisco di cosa parli, non la vedo, mi allungo, ma nulla. Allora lui si sposta e con delicatezza, come se toccasse un’opera di cristallo, mi prende per un gomito e mi dice “Si metta qui”. E finalmente la vedo.
Così, una volta tornata in ufficio, scopro che quella è la Torre Calandrelli che da fine ‘700, e fino al 2015, è stata la sede dell’Ufficio Centrale di Meteorologia e Osservatorio Astronomico”. Vorrei salirci, ma non sappiamo come si fa. “Lo scoprirò” gli prometto.
Torniamo nella parte pubblica della biblioteca, la gracchiona mi chiede, per la seconda volta se devo consultare un volume in particolare o se devo solo visitare la biblioteca e poi rivolta a lui gli ricorda che lei se ne deve andare pranzo e che non deve portarmi in zone che non posso visitare. Io intanto penso se chiamarla Fiordaliso o Frollo, ancora non so. Ma Quasimodo, si è dimenticato di farmi vedere una cosa e mi dice di seguirlo “E’ un’altra sorpresa!”
Fiordaliso -lei è stronza come Fiordaliso- urla “Quasimodooooo! Cosa ti ho appena detto???!!!??”.
Il suo sorriso sparisce, il suo sguardo si spenge, è ferito.
Mi scuso con lui, gli dico che è meglio che vada, sto anche facendo tardi al lavoro e gli prometto che se scopro come si fa a salire sulla torre con il telescopio, torno e glielo dico.
Firmo il registro e me ne vado.

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18 thoughts on “Essere Esmeralda

  1. I tesori nascosti m’attirano. Ancor di più se sono nascosti solo all’occhio superficiale del quotidiano. Ed ancora di più se riguardano la mia vecchia città e mi accorgo, pur con un certo scorno, che il superficiale sono proprio io. Chissà quante volte sono passato di la ed ho ignorato che ci fosse ben un osservatorio. Speriamo solo che Quasimodo non legga l’articolo. Mi sembra persona corretta e gentile e queste qualità s’imparano solo da piccoli. Per rispondere alle domande invece avrà tempo di documentarsi, magari se sarà motivato dalle attenzioni di altri visitatori.

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    1. Non credo che Quasimodo sia così tecnologico, non mi sembrava il tipo. In ogni caso non ho messo nessun tag a questo post, in modo che non sia così facile arrivarci. Poi magari toglierò anche le foto proibite.
      La porta dell’osservatorio si affaccia quasi sulla mia piazza preferita in città. Ci passo di continuo e mai mai mai avevo notato la scritta sul cornicione. Se non sono distratta io …

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