L’Isola di Trevi

Imboccare Vicolo del Puttarello è come attraversare una porta spaziotemporale. Un passo prima sei nella calca di Fontana di Trevi, fra venditori ambulanti che cercano di rifilarti palline gommose da spiaccicare per terra, coppie con selfie stick, turisti in fila indiana che seguono la guida, bancarelle con souvenir di dubbio gusto, la Benetton, il Magnum store. Svolti l’angolo e ***puff*** non c’è più niente. Non si sentono voci. Fai un passo all’indietro, guardi da sopra una spalla voltando appena la testa, fai spallucce e vai avanti.
In questo vicolo, lungo da qui a lì, c’è il cinema più incredibile che abbia mai visto, il Cinema Trevi. Un’unica sala, 90 posti a sedere, 90 eleganti poltrone Frau color mattone, sulla sinistra una normalissima parete e sulla destra delle tende a rullo abbassate quando il cinema è aperto. E pazienza se poi durante la proiezione senti gli inquilini del piano di sopra che spostano sedie e mobili, perchè quando le tende si alzano, perchè quando entri, vedi i resti che vennero alla luce quando furono intrapresi i lavori di ristrutturazione del cinema. Sono i resti di un’insula romana (divenuta in seguito una domus) e di un serbatoio idrico dell’Acquedotto della Vergine. Quell’acquedotto che attraversa anche i palazzi adiacenti fino a portare l’acqua alla famosa Fontana. Ed è il rumore dell’acqua, che ancora scorre là sotto, il primo ed unico rumore che si sente entrando nell’area archeologica chiamata La Città dell’Acqua. Un unico ingresso per il cinema e l’area archeologica, il nuovo e l’antico che coabitano spalla a spalla come fosse la cosa più naturale al mondo.
In un cinema del genere non poteva esserci che la sede della Cineteca Nazionale, dove si proiettano film in bianco e nero come film appena usciti, dove si tengono rassegne di cinema e dove registi ed attori presentano le loro nuove pellicole.

A me è capitato di andarci una domenica pomeriggio, una di quelle domeniche che nascono uggiose e proseguono pigre e lente, una di quelle domeniche  in cui ti senti un naufrago e ti fai portare un po’ alla deriva dalla corrente finchè non approdi ad un’Isola, una di quelle di Lodoli.
Mancava solo il pirata.

Il caso ha voluto che vedessi “La ragazza con la valigia”; era così che il mio ottico di Firenze mi aveva soprannominata, perchè, essendo il suo negozio sulla strada che portava alla stazione, ogni volta che mi fermavo da lui avevo un bagaglio in mano.

 

(Tutte le foto sono personali)

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19 thoughts on “L’Isola di Trevi

  1. Te non lo sai, ma io sto traslocando. È una grandissima fottutissima rottura, però qualche lato positivo, seppur nascosto bene in profondità, riesce a proportelo.
    Smonto una libreria e dietro, oppressi da altri strati (il tutto implacabilmente ricoperto da una generosa mano di polvere, che per noi allergici è ‘na manosanta) riemergono alcune opere abbandonate, tra le quali “guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Roma”, di tal Claudio Rendina.
    Ancora prezzato Lire 38.000.

    Mai aperto… O__O
    Appena finisce sto circo degli scatoloni me lo pappo a spron battuto.

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