Je devi dì stronzo!

Bisogna essere strabici per girare per Roma, un occhio in basso per evitare le buche e le cacche ed uno in alto per vedere quello che i passanti distratti non notano. Inciampando nei sampietrini, prendendo storte e rovinando scarpe ho scoperto che la città è tappezzata di targhe commemorative. “Qui è nato”, “Qui ha vissuto”, “Qui ha soggiornato”, “Qui ha composto”. Storie di marmo appiccicate sulla storia.
Nei miei pellegrinaggi a Trastevere attorno a Regina Coeli ho per caso notato una targa su un muro scrostato e parzialmente nascosta da un alberello.
Si trova in Via degli Orti d’Alibert, il civico a sinistra dice 43, quello a destra 29, quindi assegnategli pure il numero che più vi piace.

“Se uno è stronzo non gli posso dire stupidino, si crea delle illusioni. Je devi dì stronzo!”

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44 thoughts on “Je devi dì stronzo!

  1. Una targa a Funari? Ma allora le mettono proprio a tutti…ecco perché ce ne sono tante…aspettiamo che crepa Gasparri e vedi che gli fanno una targa…anche se preferirei la targa del camion che lo investe… 🙂

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  2. Aosta. Stamattina pareva di esserci, col vetro della macchina congelato. E sarà così tutte le mattine, d’ora in poi.
    Finito di leggere l’indagine, alla parola Aosta m’è preso il magone.
    Anche io sono partito con il loden. Quello di papà, grigio, che mamma aveva riorlato alla base, tanto era liso. Bello però, grigio. Lo ricordo in un filmino super8, a casa di un amico. L’uscita dall’asilo e questo signore in loden grigio che porta per mano me marmocchio. All’epoca il papà del mio amico ce ne disse di ogni, perchè gli impallavamo suo figlio. Ma all’asilo non eravamo ancora amici, bisogna capirlo.
    Le Clark invece no, ho smesso presto di portarle. Che poi di Clark originali ne avrò avute forse un paio. Altrimenti erano le Yankee. Ottime copie e decisamente più a portata di portafogli proletari. Era costosissimo stare in comitiva negli anni 80: piumino ciesse o moncler, levis 501, Clark e fruit of the loom sotto camicie a quadri.
    Quanto ho odiato quel periodo.
    Sono partito lasciando Roma sapendo che non sarei tornato. Ho pianto da sotto casa fino a Bologna. Ero già partito, ma avevo sempre la consapevolezza del ritorno. Ero a Treviso, ogni 15 giorni portavo a mamma il borsone coi panni. Ci teneva, diceva, cosi è come averti ancora qui. E si vestiva bene quando mi accompagnava in aeroporto, tutta orgogliosa. L’aeroporto, gli aerei, erano roba da “signori”.
    Il loden ce l’ho ancora, riposto in qualche baule. Lo tiro fuori.
    Le Clark però no. E manco le ricomprò.

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      1. Perché non so esprimere quello che vorrei.
        Ero già partito, ma anche riuscito a tornare a Roma.
        Stavo con una però, conosciuta quassù, emigrante come me.
        Quando ri-partii, la scusa era il lavoro migliore. Invece il motivo era lei.
        Ovviamente non fini bene, e rimasi quassù a ricomporre i cocci.
        Già lo sapevo, per quello piangevo lungo la strada.

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          1. Io poi odio la selezione all’ingresso, chissà chi arriverebbe.
            Dovrei rispondere, fare il cortese… Milanesi che odiano Roma ed esaltano la bellezza di Milano. Ti rendi conto? ‘Gna potrei mai fa.
            No no. Preferisco raccontare a chi piace a me. E basta.

            Oh puoi sempre cacciamme via eh. Abusivo che non sono altro 🙂

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            1. Fai un blog chiuso ed inviti solo chi ti pare a te. Oppure metti me a fare cerbero che mi stanno tutti antipatici e ti ritroveresti con 2 follower.
              I milanesi fanno bene ad esaltare la loro città, hai letto che Milano ha superato Roma come affluenza turistica? Così s’emparano. I romani si lamentano sempre ma parcheggiano sui marcipiaedi; lasciano le bucce di banane sulla base delle colonne di marmo anche se a due passi c’è un cestino (visto stamani) e lasciano i rifiuti ingombranti fuori dai cassonetti. Devo continuare?
              Se poi siamo in molti a chiederti di aprire un blog un motivo ci sarà, no?

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              1. Famo a capisse: io farei Milano capitale e libererei Roma.
                Ma se quella Gallarate ingrandita me la paragoni a Roma, ennò.

                Per tutto il resto sfondi porte aperte. Io la pulizia la comincerei dalla gente. Prima de tutti mi sorella.

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            2. Quello che dà fastidio della gente è la superbia. Roma sarà bellissima, storica, divertente, poetica, romantica ma se a te piacciono le bionde non puoi denigrare una persona che preferisce le brune. L’arroganza dà fastidio a qualsiasi livello, bisogna sapere accettare i gusti altrui. Se alla bellezza uno preferisce la praticità, la pulizia, l’ordine e la funzionalità non puoi denigrarlo solo perché tu preferisci la bellezza. Lo stesso vale al contrario, appiccicare l’etichetta ad una città come Roma solo per la sporcizia, la disorganizzazione e la maleducazione di molti ma non di tutti è da stupidi. Bellissima e oca o affascinante ed intelligente? Ognuno la sua… 🙂

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                1. Ma va?? 😂😂😂
                  Io sono come in fight club… il tempo che sto a Roma incomincia a superare quello che trascorro a Milano… e ti dirò… il mio sogno è una casa in campagna, non ne posso più di ‘ste città demmmerda!!! 😆
                  Ps. sto cercando di convincere la morosa a trasferirci dalla nonna a Nettuno… ma non ci sente…

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                  1. Io comunque non denigro. Evito e basta (i milanesi).
                    Bella Nettuno. Io al mare vado ad Anzio, alla villa di Nerone.

                    Lo so che è invivibile Roma. Ma come sa, Roma, accogliere le anime in pena, nient’altro al mondo riesce.
                    Cammini, e smetti di pensare. È un abbraccio materno.

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                    1. Ahahah!!! Magari ci siamo anche incrociati in spiaggia… sarai tu quello strunzo che m’ha tirato una pallonata in faccia a fine agosto??
                      Milanesi?? Cosa intendi per milanese? Ormai il 90% di chi è nato a Milano negli ultimi 60 anni ha parentele meridionali, i milanesi che intendi tu si vedono solo nei film di Vanzina… come il romano burino con canotta e pelo e ori a vista… cliché ormai superati. I puzzaculo che frequentano i locali alla moda nelle notti meneghine sono per la maggior parte giovani laureati rampanti che arrivano dal sud e cercano una carriera veloce a Milano.

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  3. Ci ho provato, giuro, proprio ieri sera.
    Arrivato a Linate, per raggiungere la Staz. Centrale mi sono infilato sul 73 e poi sul 91 (vabbè qui dicono “sulla”. ma per me l’auti rimangono l’auti (gli autobus n.d.t.). O i mezzi. Maschili insomma).
    Ho osservato attentamente tutto il circondario mentre lo attraversavo.
    M’immedesimo a fare lo stesso percorso, a piedi, avvolto nelle mie pene.
    Se girassi qui? Niente.
    E poi adesso? Niente.
    Certo questa strada… no, niente.

    Non c’è niente da scoprire, niente che non ti rubi attenzione, o catturi l’anima.
    Al massimo puoi infilarti da qualche parte, e sfondarti in un after hour.

    Ci ho provato, lo giuro.
    Roma m’è mancata ancora di più.

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      1. Ah già, happy hour 😀
        Altro segnale di vecchiaia, maledizione.

        Io mi c’incacchiavo coi miei, quando non volevano capire che il telecomando della tivvù aveva più di 9 canali.
        Loro niente, da un orecchio gli entrava e dall’altro usciva. Tenevano il telecomando sopra la testa, prendevano la mira e zac! da 1 a 9, da 9 a 1, volume su, volume giù. Fine.
        Ma fallo sto 1+1, o 1+2, o 3+0… Sai quanta roba ti perdi? Niente, rifiuto totale.
        “Vecchi…” mormoravo.

        … vecchi…

        Compro un biglietto del treno, infilo il bancomat e scende il pezzo di carta. Lo recupero e mentre trotterello via ne trovo altri sparsi in terra. Ussignùrr, quanti biglietti… e tutti intonsi! Manco ‘na timbratura. Li raccolgo in fretta suscitando la curiosità di un’addetta di Trenord. “oh ha visto quanti biglietti? qualcuno li avrà persi…”.
        “signore… ehm… quelle sono le ricevute del bancomat…”.
        “ah…” “occacchio! il biglietto allora??” “scusi scusi scusate è mio! mio… scusi scusate… sa, la fretta..”.

        A casa ho sky, entro in albergo e trovo lo stesso telecomando.
        Ah beh allora a posto. Click click click click… click click click click… …
        beh?
        ‘zzarola le batterie, me sa…
        Reception? batterie, cambia? sa-io-senza-tivvù-argh-già-sto-in-ansia… certononsipreoccupiarriviamo.
        ehm… signore? lebatteriesonoapposto. deve fare così: click clack cluck zwapp! (immagini dai canali sky proprio come a casa).
        Lei… ha visto le istruzioni lì sulla scrivania?
        O_O no, sa io ho sky a casa… poi metti l’occhiali, togli l’occhiali. Tanto sarà uguale, no?
        eh no, questo è un setting diverso, per quello ci sono le istruzioni…
        l’ho visto sai, il fumetto sulla tua testa: “vecchio rincoglionito”.

        Ora questo. after hour… e incrocio gente e non mi ricordo come si chiama…
        *sigh*

        vecchio.

        p.s. Milano la conosco, ci giro, ho girato, quasi perfino vissuto.
        Nonostante ciò è pur vero che mi perdo sempre, immancabilmente.
        Mi si spegne il senso dell’orientamento, come tentare di fare una lastra attraverso una parete di piombo.
        tutto grigio.

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              1. Me sveglio, colazione, esco il cane, lo piscio, lo cago con la bustina, non tutti lo fanno a Roma… neppure a Milano. Attendo la morosa che torni dallo sgobbo. Giornata dal veterinario, serata a cena, cime de repe e totani… bone… altre robe… bone… ma hanno chiuso il Corti ciurcuito… fanculo alla Raggi. Alla fine quello che conta è come ti sai a divertì…

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