Anita Garibaldi al Gianicolo

Non saprei dirlo meglio di Lodoli e senza le sue parole questo monumento sarebbe solo una statua, quindi:

“Il Garibaldone a cavallo che domina il piazzale del Gianicolo e mezza Roma è un’opera austera e imponente, che forse non rappresenta in pieno la vitalità irrefrenabile dell’Eroe dei due mondi, il suo nomadismo rivoluzionario, la sua anima ribelle alle ingiustizie. E’ una statua maestosa ma troppo ufficiale, mentre il nostro immenso Giuseppe era irrequieto, volatile, mercuriale.
Molto più bello, a mio avviso, è il monumento equestre dedicato ad Anita che si trova poco più in là, dopo il teatrino delle marionette. La moglie di Garibaldi era brasiliana e si chiamava Ana Maria De Jesus Ribeiro: era giovane, bella e sposata, ma appena vide il nostro eroe decise di legarsi a lui per sempre. Combatterono insieme contro le truppe imperiali in Brasile, ottennero vittorie e subirono sconfitte, e un giorno lei si trovò circondata dai nemici mentre stava da sola con il piccolo Menotti in una fattoria isolata.
La statua ricorda questo momento: lei, seduta a cavallo come un’amazzone, il bambino stretto in braccio e la pistola in pugno, attraversa le schiere dei nemici e si salva in un bosco dove resterà per quattro giorni mangiando solo erbe e bacche, prima di ritrovare il marito. Sembra di sentire gli spari, le urla, il nitrito del cavallo rampante, il pianto di Menotti, si percepisce tutta l’energia di quella donna, il suo desiderio di libertà. Il bronzo è scattante, nervoso, animato dall’audacia e dalla disperazione. E’ un’opera del 1932 di Mario Rutelli, e stranamente è poco conosciuta.
Anita morì il 4 agosto 1849, a Mandriole, vicino a Ravenna: insieme a Garibaldi e pochi fedeli fuggiva dai francesi e dagli austriaci, dopo la grande e tragica avventura della Repubblica Romana. Non aveva ancora ventotto anni ed era al nono mese di gravidanza. Le sue ceneri furono trasportate a Nizza, poi tornarono a Roma, e oggi sono qui, sepolte proprio sotto gli zoccoli del cavallo, sotto la sua figura da Calamity Jane, da eroina bella e sfortunata, sotto questa statua che sembra fatta di vento e coraggio.”

“Nuove isole” di  Marco Lodoli

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Anita che guida una schiera di soldati attraverso le pampas.
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Anita ammalata e sfinita dalla fatica, in braccio a Garibaldi, quando, dopo la gloriosa di fesa di Roma, sfuggono agli austriaci.

 

 

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13 thoughts on “Anita Garibaldi al Gianicolo

  1. Bello, tutte le volte che ci passo con qualcuno sempre e solo a raccontare la storia del fucile segato, perché puntato verso il Vaticano.
    La prossima volta dedicherò più attenzione ad Anita.

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      1. Oh nun me parla’ in toscano stasera che mordo eh…
        Dunque, uno dei combattenti raffigurati alla base della statua punta un fucile dritto verso il cupolone. Qualcuno si offese e segarono la canna del fucile.

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  2. P.s. sto per prendere 7.7.2007
    Ironia della sorte avevo la copertina sotto gli occhi, inserita nell’ultimo Montalbano, ma non avevo realizzato chi fosse finché non sono capitato qui dentro…

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