Una di tre

Mi è stato detto che penso da uomo. Mi rendo conto che talvolta è vero. Non so se la cosa sia legata ad una conformazione del mio cervello, se ci sono naturalmente portata o se dipenda semplicemente dal fatto che ho sempre avuto amici uomini.

Di solito sono uomini molto intelligenti, con una spiccata sensibilità femminile ed allora è normale che nasca un’amicizia e si finisca con il raccontarci. Per telefono,  via messaggi, la sera a cena. Ridiamo, ci perculiamo, ci mettiamo a nudo, chiediamo consigli. Reciprocamente. E mentre loro sviluppano e nutrono la loro parte femminile, io abbevero quella maschile e finisce che durante la cena uno prenda il telefono dell’amico timido ed accetti una richiesta di amicizia rimasta lì in sospeso poi il telefono passa a me che scrivo un messaggio e lo invio. Ed il mattino dopo siamo tutti in attesa della risposta.

Va da sè che poi uno si svegli con un esatto fotogramma in testa. No, nessun triangolo amoroso, solo il senso di amicizia e complicità e divertimento che quell’esatto fotogramma evoca.

Jules-et-Jim

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